Ultima modifica: 20 Settembre 2019

Pasto da casa- sentenza della Corte Suprema di Cassazione – Sezioni Civili Riunite – n. 20504 del 02 luglio 2019 – delibera del Consiglio di Istituto del giorno 13 settembre 2019

Cari genitori
Come molti di voi sapranno, la Corte Suprema di Cassazione si è finalmente pronunciata, il 2 luglio 2019, sull’annosa vicenda del pasto da casa.
La sentenza della Corte Suprema di Cassazione è molto chiara ed afferma che non esiste un diritto soggettivo perfetto o incondizionato all’autorefezione individuale. Di conseguenza è lasciata all’autonomia della scuola decidere se consentire o meno il pasto da casa agli alunni i cui genitori ne facciano la richiesta.
Il Consiglio d’Istituto della nostra scuola, nella riunione del 13 settembre 2019, si è espresso all’unanimità negativamente, motivando la propria scelta con ragioni di tipo educativo ed organizzativo.
Di seguito trovate il testo della delibera che illustra dettagliatamente le motivazioni della decisione.
Il Consiglio d’Istituto ha preso visione, condividendone appieno i contenuti, della sentenza della Corte Suprema di Cassazione – sezioni civili riunite – n. 20504 del 2 luglio 2019 la quale si è espressa negativamente riguardo l’accertamento del diritto di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica e il pasto domestico.
Non esiste infatti, secondo la Corte, un diritto soggettivo perfetto o incondizionato all’autorefezione individuale.
La scuola, nell’ambito della propria autonomia organizzativa ha istituito il servizio mensa prestato a favore degli alunni i cui genitori optando liberamente per il “tempo pieno” ne hanno accettato, di conseguenza, l’offerta formativa comprendente la mensa. Ma il “tempo mensa” fa parte a tutti gli effetti del “tempo scuola”, come si evince chiaramente da tempo da tutta la normativa in materia di tempo pieno della scuola primaria.

Ciò perché soprattutto esso condivide le finalità educative proprie del progetto formativo scolastico di cui esso è parte, in particolare, quelle di un’educazione alimentare sana e di una socializzazione solidale.

Il pasto non è perciò un momento occasionale di incontro di consumatori di cibo, ma di socializzazione e
condivisione, in condizione di uguaglianza, nell’ambito di un progetto formativo comune.
L’intervento pubblico per il servizio mensa è però previsto nei limiti delle effettive disponibilità finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente e si esplica perciò nell’ambito dell’autonomia organizzativa e didattica conferita alla scuola dalla legislazione vigente.

Le scelte organizzative sono pertanto
rimesse alle singole istituzioni scolastiche, per il tramite di tutti i suoi organismi, ivi compresi quelli collegiali (Consiglio d’istituto e Collegio dei Docenti). La scuola perciò non ha l’obbligo di apprestare mezzi e risorse per consentire agli alunni di consumare, nei locali della scuola, cibi non somministrati dal gestore del servizio di refezione scolastica, se ritiene che tale pratica contrasti con i valori educativi alla base della propria offerta formativa e ponga numerose difficoltà organizzative.
L’introduzione del pasto da casa sperimentata nello scorso anno scolastico nel plesso “Villaggio Celdit” ha infatti evidenziato notevoli problematiche connesse all’organizzazione, alla sorveglianza e alla sicurezza.

A titolo di esempio si segnala la rotazione degli insegnanti addetti alla sorveglianza degli alunni fruitori del pasto da casa che ha comportato la delega della sorveglianza della propria classe ad insegnanti di altre classi, determinando l’aumento di rischi connessi alla sicurezza dei bambini (es.: bambini soggetti ad allergie ed intolleranze alimentari) e alla sicurezza degli insegnanti stessi che talvolta si sono trovati a gestire situazioni complesse.
Il Consiglio d’Istituto del Comprensivo n. 4 di Chieti si è sempre distinto per il proprio impegno espletato nelle sedi dovute (e in particolare nella commissione mensa comunale) per richiedere tariffe eque per il servizio di refezione nonché un menu rispondente ai più aggiornati principi di una alimentazione sana per i bambini e le
bambine, un elevato livello di qualità delle materie prime, la migliore appetibilità per i piatti. Ha contemporaneamente supportato l’operato delle sub – commissioni mensa, raccogliendo un’imponente mole di dati sull’effettivo svolgimento di refezione all’interno dei singoli plessi.

Il Consiglio d’Istituto sottolinea come proprio in queste azioni i genitori possono esercitare il proprio diritto influendo nell’ambito del procedimento amministrativo di attuazione del servizio.
Come recita la sentenza della corte, l’istruzione scolastica non è un luogo dove si esercitano liberamente i diritti individuali degli alunni (…) ma piuttosto un luogo dove lo sviluppo della personalità dei singoli alunni e la valorizzazione delle diversità individuali devono realizzarsi nei limiti di compatibilità con gli interessi degli
altri alunni e della comunità, come interpretati dall’istituzione scolastica mediante regole di comportamento cogenti, tenendo conto dell’adempimento dei doveri cui gli alunni sono tenuti, di reciproco rispetto, di condivisione e tolleranza.
Per queste ragioni il Consiglio d’Istituto dell’Istituto Comprensivo n. 4 di Chieti delibera di non consentire ulteriormente il consumo del pasto da casa agli alunni iscritti alle classi a tempo pieno di scuola primaria (Delibera n.41).
Consentitemi di concludere questa mia comunicazione con un’ulteriore citazione. Si tratta di un testo di Carlo Petrini, presidente di Slow Food, tratto da una pubblicazione dell’associazione Save the children, interamente dedicata al problema della refezione scolastica (“Non tutti a mensa 2018”) che potete scaricare al seguente link:
https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/non-tutti-mensa-2018.pdf
La pausa del pranzo fornisce indubbiamente la possibilità di educare gli studenti alla buona e sana alimentazione, al rispetto della diversità, alle regole della convivenza civile, in un contesto diverso dall’aula, in un contesto collettivo che riproduce un aspetto della vita reale, del “mondo adulto”.
La condivisione del pranzo diventa un momento per conoscersi e confrontarsi e il cibo non è un mero contorno all’azione, ma diventa oggetto di discussione. Gusti e disgusti sono esplicitati, a volte con pericolose reazioni a catena, per cui devono essere raccolti e mediati da personale attento e competente. Le scelte religiose ed etiche sono sotto gli occhi di tutti ed anche queste devono essere spiegate. La mensa offre la possibilità di
confrontarsi in una situazione altra rispetto a quella dell’aula, le relazioni possono cambiare, le attitudini esercitate dietro ai banchi sono diverse da quelle messe in campo a tavola, gli insegnanti hanno un’occasione in più per valorizzare gli studenti meno portati per uno stile di apprendimento canonico.
Inoltre a scuola il bambino impara che l’istituzione (in questo caso quella scolastica) non soddisfa le richieste del singolo ma della collettività, tutelando il benessere di tutti. Il bambino impara a fidarsi di ciò che arriva dal mondo esterno e scende a patti con i propri bisogni, imparando ad adattarsi. In mensa i bambini devono avere un ruolo attivo, non devono subire il servizio, ma essere protagonisti: interagire con gli operatori, apparecchiare, servirsi, sparecchiare, sono tutti gesti da imparare e ripetere, non solo nel contesto famigliare.
È chiaro che la presenza di un operatore o di un insegnante è indispensabile perché il pasto non diventi invece un momento di autogestione.
Tutto questo non assume lo stesso valore se il pasto non è uguale per tutti, fatta eccezione per le intolleranze o per le esigenze religiose ed etiche. Il pasto portato da casa può essere un gesto di protesta, ma non una soluzione. È un diritto garantito al singolo che fa perdere peso al diritto di tutti di richiedere un pasto buono e sano per tutti gli studenti. È il fallimento del collettivo e del sociale. Al contrario il pasto in mensa può diventare misura di lotta alla povertà educativa ed esclusione sociale, oltre che strumento di socializzazione e integrazione scolastica.
Buon anno scolastico 2019 – 2020 a voi, alle vostre bambine e ai vostri bambini.
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Prof. Ettore D’ORAZIO




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