Educare ai socialnetwork
Ai sigg. genitori degli alunni
Scuola Secondaria di Primo Grado
Oggetto: Educare ai socialnetwork
Cari genitori
mi pervengono continuamente segnalazioni, da molti di voi, di un cattivo utilizzo dei social network da parte dei nostri ragazzi. Si tratta di un problema complesso che desta, comprensibilmente, molta preoccupazione presso chi, come noi operatori della scuola e voi, si occupa della formazione delle nuove generazioni.
Indubbiamente le nuove tecnologie consentono a noi e ai nostri ragazzi di comunicare e di accedere al sapere con una facilità ed una velocità che fino a qualche anno fa non immaginavamo nemmeno; è altrettanto vero però che, se utilizzate per far del male agli altri, possono provocare molti più danni di quanto potevano fare gli strumenti che utilizzavamo in passato.
In particolare mi sono state segnalate situazioni nelle quali WhatsApp – un’applicazione che ormai ha surclassato Facebook tra i socialnetwork più popolari tra i ragazzi – viene adoperato per isolare, denigrare, insultare e minacciare ragazze e ragazzi rivelandosi quindi un potente strumento di cyberbullismo.
Nel ricordarvi che, comunque, i titolari delle utenze telefoniche sono comunque i genitori e che è loro, pertanto, ogni responsabilità sull’utilizzo dello smartphone da parte dei propri figli, vi invito a sorvegliare con grande attenzione i contenuti dei messaggi che vengono scambiati nell’eventuale gruppo di WhatsApp del quale fa parte vostra figlia o vostro figlio.
Su questo tema i miei colleghi dirigenti scolastici di Parma hanno indirizzato alle famiglie una lettera che si riferisce principalmente proprio all’utilizzo di WhatsApp.
La trasmetto anche a voi perché ne condivido in pieno i contenuti.
WhatsApp è una applicazione per smartphone molto versatile e di grande utilità: basta una connessione internet per scambiare gratuitamente messaggi (testuali e vocali), foto, video, posizione geografica e, da qualche tempo, anche vere e proprie telefonate.
La usano centinaia di milioni di utenti, tra questi anche la maggior parte dei nostri alunni: in classe durante le lezioni, a casa mentre fanno i compiti, di notte invece di dormire, e poi mentre camminano per la strada, parlano con il nonno o tra di loro, mentre mangiano il gelato, sull’autobus, al bar, mentre guardano la tv. Il massimo dell’esperienza WhatsApp sono però i gruppi: se non fate parte del gruppo «2D», di quello «Pierino è un cretino» o di quello «Contro il prof di matematica», non potete dire di conoscere davvero WhatsApp.
Solo qui provate l’ebbrezza di ricevere 50 messaggi in un’ora annunciati da suonerie o vibrazioni che rompono il silenzio ogni secondo.
Solo nei gruppi potete ricevere il disegno del tempio greco, la traduzione di latino, la soluzione del problema di mate, insieme con l’ultima serie di insulti al compagno «sfigato» (grasso, che non merita di vivere, che si veste alla Caritas, che è omosessuale, ecc.), alla compagna antipatica, presuntuosa, facile, che le piace Tizio, che è stata con Caio.
Oppure, ancora, contro il preside, la prof di lettere, il bidello. Se siete fortunati poi, venite inondati di video di quella che bacia quello, di quell’altra che posta le foto della prima volta, di foto orrende di lei diffuse da lui dopo che è stato lasciato, eccetera, a piacere (stiamo parlando di 12enni).
Per non farsi mancare nulla, negli ultimi tempi infine girano trionfanti anche foto e video macabri dell’Isis, che non hanno bisogno di essere descritti.
Diciamoci allora almeno 4 cose:
1. Pochi lo sanno, ma tutti i nostri alunni del primo ciclo usano WhatsApp illegittimamente. Dicono infatti – molto chiaramente – i Termini di servizio che devi «avere almeno 16 anni perché il servizio WhatsApp non è pensato per minori di 16 anni. Se hai meno di 16 anni non hai il permesso di utilizzare il servizio WhatsApp».
2. L’uso continuo, distorto e indiscriminato di WhatsApp (come degli altri social) – comprensibile per chi ha appena scoperto il suo fascino – limita le ore di sonno, riduce la capacità di attenzione e di lavoro, impedisce di studiare e di concentrarsi, oltre a incidere negativamente sulle relazioni sociali.
3. Con un cattivo uso di WhatsApp (ci) si può far molto male: basta scorrere le notizie della cronaca per scoprire i danni che gli insulti, i video e le foto a cui abbiamo accennato sopra possono fare a dei ragazzi che sparano migliaia di colpi al secondo su e contro chiunque, senza rendersi conto del peso che i loro messaggi hanno quando vengono moltiplicati all’interno dei gruppi. E dire che i termini di servizio sono molto chiari al riguardo: chi usa Whatsapp si impegna infatti a «non pubblicare materiale che è contro la legge, osceno, diffamatorio, intimidatorio, assillante, offensivo da un punto di vista etnico o razziale, o che incoraggia comportamenti considerati reati, che danno luogo a responsabilità civile, che violano qualunque tipo di legge, o che sono in qualunque modo inopportuni», oltre che «a non assumere l’identità di altri».
4. La diffusione di immagini senza autorizzazione dell’interessato è un reato che docenti e dirigenti hanno l’obbligo di denunciare alle autorità, del quale i genitori dell’alunno minorenne possono essere chiamati a rispondere civilmente. Questo vale ovviamente per tutti i reati commessi usando Whatsapp e o altri social, non solo quelli relativi alla privacy.
Proviamo a prevenire alcune obiezioni, prima di fare qualche proposta.
La prima è da digital native: perché prendersela con un’App specifica?Se non è WhatsApp sarà Instagram, Telegram oppure Wechat o Viber o altre ancora. Ne cancelli una, ma ce ne sono altre 10: ciò non toglie tuttavia che noi dobbiamo rinunciare a costruire insieme delle regole.
La seconda è un classico per tutti i tempi: il problema non è lo strumento ma l’educazione al suo uso, quindi è la scuola che… sono gli insegnanti che… i programmi che… Ci siamo abituati: quando non si sa dove andare a parare, si dice che ci deve pensare la scuola (le istituzioni pubbliche come discariche della globalizzazione, dice Bauman). Ovviamente siamo d’accordo: la scuola ci deve pensare, perché il nostro è il luogo della conoscenza, della sperimentazione e della critica. Ma non basta scaricarci addosso il problema, dobbiamo occuparcene tutti.
La terza è che si tratti di critica moralista, bacchettona, proibizionista: un modo semplicistico di liberarsi della questione chiudendo gli occhi, in attesa della prossima vittima e della prossima disperata richiesta di aiuto (al preside, all’insegnante, alla psicologa della scuola).
Apriamo allora il dibattito pubblico proponendo tre soluzioni coraggiose:
1. Cancelliamo Whatsapp dal telefono dei nostri figli se non hanno compiuto 16 anni.
2. Se ci sembra troppo, cancelliamo almeno l’iscrizione ai gruppi: questo non impedirà ai nostri figli di comunicare con gli altri, ma ci guadagneranno in sonno, attenzione, vita reale e benessere.
3. In ogni caso, parliamo con i nostri figli e scriviamo insieme a loro le regole per disciplinare le attività in rete, in modo da limitare i danni di cui abbiamo parlato. Lo stiamo facendo nelle nostre scuole con progetti, incontri e attività laboratoriali: facciamolo anche a casa, ma soprattutto facciamolo insieme, scuole e famiglie.
Non possiamo accettare a cuor leggero un accesso libero e senza controllo a internet (cioè senza regole o presenza adulta) sia per i contenuti a cui i nostri figli hanno accesso (violenza, pornografia, notizie e video macabri), sia per il momento di sviluppo in cui si trovano, ovvero una fase in cui occorre formare competenze relazionali-sociali che solo nel contatto reale con gli altri possono crescere.
Possiamo anche buttare il cuore oltre l’ostacolo e risolvere il problema alla radice, comprando cellulari da poche decine di euro, che non hanno accesso a internet. Telefonate e messaggi sono più che sufficienti fino alla terza media. Fareste guidare un autobus al posto della bicicletta a vostro figlio dodicenne?
Permettetemi, infine, di concludere questa mia nota con alcuni suggerimenti e consigli rivolti all’utilizzo da parte vostra delle chat di classe.
SUGGERIMENTI E CONSIGLI SU COME UTILIZZARE LE CHAT WHATSAPP DI CLASSE DA PARTE DEI GENITORI
Premessa
La scuola ritiene utile fornire alcuni suggerimenti e consigli sull’utilizzo, da parte dei genitori, delle chat WhatsApp di classe dal momento che quello che avviene nelle chat ha comunque una ricaduta sulla vita della classe, sulla relazione tra i genitori, sui rapporti tra questi e gli insegnanti. È bene ricordare infatti che un messaggio, un commento o un’immagine inviati sui social non sono più direttamente controllabili; inoltre, il fatto di comunicare a distanza, senza avere davanti l’interlocutore, spesso fa sì che i contenuti sfuggano di mano o possano essere male interpretati; tali situazioni, oltre a offendere e/o ferire le persone, con conseguenze sul buon clima di classe, potrebbero avere conseguenze sul piano civile o penale per chi le pubblica.
1- Usate il gruppo come una bacheca virtuale pubblicando solo avvisi ed informazioni che riguardano la classe
2- Individuate un moderatore che dovrebbe coincidere con il rappresentante di classe
3- Rendete esplicite le regole del gruppo al momento dell’apertura della chat e ricordatele quando è necessario
4- Non escludete nessuno dal gruppo e rispettare chi non vuole farne parte
5- Evitate pettegolezzi, messaggi inopportuni e argomenti fuori focus
6- Non esprimere giudizi e commenti sui bambini e sugli insegnanti
7- Inviate informazioni su richiesta degli insegnanti in particolare su notizie dell’ultima ora e su imprevisti
8- In caso di polemiche e di conflitti è sicuramente meglio incontrarsi di persona
9- Se c’è qualcosa che vi ha irritato e volete manifestare la vostra rabbia con un messaggio in chat, prima di scriverlo contate fino a 100; quando arrivate a 100 fate un bel respiro, desistete dall’impulso di scrivere e considerate quanto affermato nel punto precedente
10- Tutti i genitori invitati alla chat devono essere collaborativi
11- Non è affatto opportuno che gli insegnanti facciano parte del gruppo della chat
12- Ancor meno opportuno è mostrare agli alunni i messaggi della chat dei genitori
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Prof. Ettore D’ORAZIO



















